domenica 25 agosto 2013

Scatole cinesi

   Scatole cinesi


   Ai mercatini dell'antiquariato di Aix en Provence ho comprato una bellissima chiave antica, in ottone, e una piccola scatola orientale dipinta a mano. 
   Sono sempre stata affascinata dalle scatole; grandi, piccole, medie, francesi, tedesche, inglesi, e poi da quelle cinesi, che funzionano press' a poco così. 
   Vedi una scatola, la apri;  dentro ne trovi una più piccola, la apri; dentro ne trovi una ancora più piccola, la apri.  E così via, fino a quando arrivi alla scatolina più minuscola e piccina che tu possa immaginare. 
       La apri.
     Trovi una chiave anticasottile, elegante, avvolta in un soffice lembo di seta.
     Quella sei tu, la tua parte più intima, il tuo spazio interiore, la tua anima.  
   Prendi la chiave, richiudi la minuscola scatolina, quella un poco più grande, quella più grande ancora, e via dicendo, fino ad arrivare all'ultima scatolona, al di là della quale vedi il mondo.  
E' il mondo, misterioso, degli Altri.
    Così inizi a vedere tante scatole cinesi, perché ognuno ha le sue, e provi ad aprirle.  Con alcuni ti fermi allo scatolone, con altri vai un poco oltre, con altri, pochissimi, inizi ad aprire scatoline via via più piccine.
    Poi ti fermi e immagini.
    Immagini che forse, un giorno nella vita, ti capiterà di arrivare all'ultima scatolina, quella più minuscola e piccina, ma non più da sola. Vedrai la tua scatolina vicino a quella di un altro, vi scambierete le chiavi per aprirle e vivrete di reciproca e autentica comunicazione dell'anima.
   La fantasia si interrompe.

   Oggi, nella mia libreria, c'è una stoffa colorata indiana, su cui poggia una scatola orientale dipinta a mano, con dentro una chiave in ottone; una chiave antica, sottile, elegante. 

domenica 7 luglio 2013

L'albero di pere


L'albero di pere


Quando si è bambini uno dei sogni più ricorrenti è di avere una casetta di legno su un albero. Una casetta tutta nostra, a contatto con la natura, per fantasticare, giocare, immaginare. Una casetta, che però abbia una scaletta, per poter scendere e salire senza correre il pericolo di cadere.
Da grandi impariamo a fare a meno della casetta, pensiamo che sia un gioco da bambini, perché i grandi hanno sempre i piedi per terra, non hanno bisogno di fantasticare, di immaginare. Buttiamo via la scaletta e ci diciamo che va bene così, che non saliremo mai più sul pero. Piano piano non vediamo neanche più l’albero, impariamo a farne a meno, convincendoci che la realtà è altra cosa, che non c’è nessuno spazio per peri, meli, o ciliegi che siano, casette di legno e pentolini.
Però quella casetta rimane lì, con la sua panchetta, il tavolino e i pentolini; tutto resta uguale, solo che tu non ci puoi più andare. 
Pian piano ti rendi conto che la tua casetta ti manca, e tanto, che non puoi far finta che non esista, che non puoi evitare di vederla; devi solo trovare il modo di ritrovare la scaletta, per poter salire e scendere dal tuo pero.
Così ti arrampichi, apri la porta della tua casetta a pochi intimi, e costruisici una scala più grande, per poter salire e scendere insieme.

venerdì 28 giugno 2013

Io, JD e le pippe mentali



Io, JD e le pippe mentali


Scrubs è il mio telefilm preferito, mi fa ridere un sacco e mi rilassa moltissimo.
Mi piacciono tutti i personaggi, ma ho un debole per JD e per le sue pippe mentali… Strano eh? Mi fa ridere JD, che durante una normale conversazione, dopo un po’, si assenta e inizia a viaggiare nel suo mondo, a farsi film mentali, a immaginarsi scenette colorate ispirate a qualche dettaglio della situazione.
E’ così buffo… E Turk che lo conosce talmente bene da riuscire spesso a indovinare anche le sue fantasie inespresse..Ogni tanto poi sono così in sintonia da immaginare entrambi lo stesso film.
Io sono un po’ come JD. Mentre le persone parlano con me, per un po’ ascolto, ma se la conversazione inizia a non coinvolgermi totalmente, mi distraggo, mi soffermo su una sensazione, su un dettaglio, e da lì parto a immaginare le cose più disparate, sentendo la voce di chi mi parla  in sottofondo, come da lontano. Quando è finito il mio film mentale torno ad essere concentrata solo sul discorso, fino al nuovo film in arrivo.. Di solito mi tengo le mie fantasie per me, non le condivido con chi ho davanti.
Capita spesso poi che non mi ricordi un cavolo di quello che mi è stato detto durante il mio viaggio mentale, e così la volta dopo faccio la figura della rintronata che non si ricorda un tubo.
Ma come si fa a interrompere il discorso di una persona e dirgli quello che si sta immaginando? Non si può…. E così ci sono tanti di quei discorsi che mi sono persa e tanti altri che continuerò a perdermi.
E però, non se ne accorge mai nessuno, si vede che sono molto brava a dissimulare la mia distrazione..
Comunque spezzerei una lancia a favore delle pippe mentali. Esiste un libro “Come smettere di farsi le seghe mentali”, ma, mi chiedo io, perché smettere?? Devi smettere se confondi le tue fantasie con la realtà. Ma se sei consapevole che le tue pippe sono pippe, può essere divertente e appagante, a volte, condividerle con gli amici più stretti, quelli che quasi quasi ci leggono nel pensiero, quelli che, se gli confidiamo una fantasia, si mettono affettuosamente a ridere, e non ci fanno mai sentire dei disadattati. Quelli che... come Turk e JD.

giovedì 27 giugno 2013

La direzione della comunicazione

La direzione della comunicazione

Estroversione e Introversione sono due categorie junghiane, che indicano due tipologie di carattere individuale, anche se non esistono in forma pura; sono infatti entrambe energie presenti in ogni essere umano, con diversa predominanza.
Ogni essere umano deve imparare a relazionarsi con la realtà, ma secondo la direzione predominante del proprio carattere naturale.
Un estroverso-dominante tende a partire dalla realtà per arrivare al proprio mondo interiore, desidera sulla base degli stimoli esterni. Osserva il mondo, guarda cosa può offrirgli, e adegua il proprio desiderio a ciò che esiste in natura.
La direzione dell’introverso-dominante è esattamente opposta. Egli parte dai propri bisogni interiori e cerca nel mondo qualcosa che possa soddisfarli. I suoi desideri non nascono in risposta a stimoli esterni. Sono già presenti nella sua interiorità; tutto ciò che deve fare è ascoltarli, trovarli, e cercare il modo di soddisfarli nella realtà.
Una persona tendenzialmente estroversa non sceglie la propria professione sulla base di una vocazione interiore. La sceglie sulla base dei “lavori disponibili”, come se fosse il Menù di un ristorante.
Dopo aver analizzato i piatti sul menù, aver chiesto gli ingredienti, e aver guardato il prezzo, ne sceglie uno che gli stuzzichi l’appetito, che non abbia ingredienti a cui è allergico, e non costi molto. Non sceglie il ristorante per soddisfare un desiderio che ha già in mente. Il suo desiderio di assaggiare una pietanza particolare nasce dopo averla vista nel menù.
Una persona tendenzialmente introversa sceglie invece una professione che corrisponda a un proprio bisogno interiore.
Si forma prima l’idea di ciò che desidera, e poi cerca il modo di realizzare il proprio desiderio nella realtà. 
E’ essenziale saper ascoltare i propri bisogni, e saper ascoltare il mondo esterno, in modo che ci sia un’autentica comunicazione tra i due mondi, e quindi un soddisfacimento individuale realmente possibile.
Questo è possibile se non si sbaglia nel capire la direzione naturale, non unica ma predominante, del proprio modo di comunicare; predominante, perché esiste sempre una corrispondenza biunivoca nella comunicazione tra io e mondo.

venerdì 14 giugno 2013

Sensazione, intuizione e pensiero. Ricercatore mago e ricercatore scientifico


Sensazione, intuizione e pensiero

Ricercatore mago e ricercatore scientifico


L'intuizione e' una facoltà della psiche umana che permette di percepire ciò che sta dietro a una sensazione, nell'istante in cui accade. E' una facoltà legata Inscindibilmente al tempo presente, all'hic et nunc. Prima arriva la sensazione di ciò che si percepisce, immediatamente dopo l'intuizione di ciò che sta dietro alla percezione. 
E così chi ha come facoltà primarie sensazione-intuizione, conosce il mondo. Conosce per libere associazioni, ha la visione d'insieme delle situazioni, non segue un ordine logico nei ragionamenti, e' visionario, e' ipersensibile, empatico, creativo, ma molto introverso. Ha un mondo interiore talmente ricco ed originale, che spesso, pur rimanendo nella conversazione, si assenta dal momento e inizia a immaginare, pur continuando a parlare.
Immagina, viaggia, parte per il suo mondo.
Il pericolo maggiore di chi ha questo tipo di carattere e' di non saper comunicare con l'esterno, con il mondo reale, perché partendo dal presupposto errato che tutti siano come lui, si aspetta di essere compreso senza bisogno di comunicare ciò che sente.
Entra in scena quindi il terzo personaggio, il pensiero razionale.
Il pensiero e' l'unica facoltà in grado di collegare sensazione-intuizione alla realtà esterna. La funzione del pensiero e' quella di mettere, immediatamente, in dubbio l'intuizione, e di verificarne la correttezza o meno nel mondo reale.
Un pensiero che funziona in maniera autonoma, come un despota, senza comunicare con la parte intuitiva, e' un pensiero sterile, che inibisce, non considerandola, la parte sensibile. E' un cattivo governatore.
D'altra parte un'intuizione che non considera minimamente il dubbio razionale, che non ha l'esigenza di essere verificata nella realtà esterna, che non accetta la possibilità di poter non essere corretta, e' un'intuizione assolutista, ed e' quindi una forma di governo altrettanto tirannica quanto quella del pensiero.
Se invece pensiero e intuizione si alleano e comunicano, nello stesso istante, con comunicazione reciproca, l'intuizione diventa una risorsa fondamentale per conoscere cose a cui la ragione da sola non può arrivare, senza pero' perdere mai il contatto con il mondo reale. In questo modo la veridicità o meno di un'intuizione può essere verificata nel momento in cui e' utile e possibile verificarla, cioè il presente.
Caratteristica intrinseca dell'intuizione e' infatti il fatto di riferirsi a un istante, e non allo scorrere del tempo, motivo per cui, trascorso un determinato periodo di tempo, diventa impossibile e inutile verificarla.
Una persona che abbia come facoltà primarie sensazione-intuizione, e il cui pensiero sia non comunicante, può essere un ricercatore-mago
Una persona che sa usare sensazione-intuizione-pensiero come una squadra, può essere un ricercatore scientifico.
L'ipotesi e' data dall'intuizione, la dimostrazione e' data dalla richiesta del pensiero di verificarla, la tesi e' data dall'alleanza di entrambi.

giovedì 13 giugno 2013

Creatività, orecchio destro e sinistro


Creatività. Orecchio destro e orecchio sinistro


La predominanza dell'orecchio destro (emisfero sinistro) e' legata alla capacita' di focalizzare l'attenzione su ciò che interessa, in una parola di concentrarsi. Chi e' di predominanza sinistra (emisfero destro) invece segue ogni distrazione, non sa dire di no a niente e a nessuno. Per concentrarsi ha bisogno della totale assenza di distrazioni.
Come un bambino che può dormire solo se c'è silenzio assoluto. Non può non concentrarsi su ciò che lo distrae. Questo si riflette, musicalmente, nel non saper focalizzare l'attenzione su un suono scelto consapevolmente, su un timbro, su un'idea.
Il sinistro sente tutto indistintamente, perche' sente in maniera inconsapevole, e quindi non può scegliere un suono piuttosto che un altro. La predominanza sinistra pero' e' collegata anche a ipersensibilità del carattere, a una ricca emotività e al bisogno di esprimersi.
Il mio obiettivo, che e' almeno in parte raggiunto, non e' di cambiare la mia predominanza sinistra, ma di imparare ad ascoltare, in tutte le frequenze, con il destro, che poi e' quello che crea il "pensiero musicale", ossia il fatto di pensare in musica, di usare la musica come un linguaggio. E con mille esercizi che mi sono inventata, letture interessanti, ma anche tante pippe mentali, sto riuscendo a farlo. Non del tutto, ma inizio ad avere un pensiero musicale consapevole, a saper focalizzare la mia attenzione sul suono che mi e' utile ascoltare in quel passaggio, lasciando semplicemente in sottofondo gli altri.
Studio la musica per pensieri, non più per note. Credo che saper usare orecchio destro e orecchio sinistro come alleati, nella musica, sia riuscire a coniugare razionalita' ed emotività, e darsi sempre una possibilità di scelta nell'ascolto. Perche' il sinistro sente tutto, il destro sceglie su quale suono concentrarsi, e insieme danno un senso, il tuo senso, emotivo e razionale, alla musica. Studiare in questa direzione, e', per me, una cosa meravigliosa.

venerdì 7 giugno 2013

Io e gli altri


Io e gli altri



Ognuno di noi ha confini ben definiti, al di qua dei quali ci siamo noi e al di la' dei quali ci sono gli altri e la realtà che ci circonda. In mezzo tra i due stati c'e un piccolo stato cuscinetto, che permette che i confini siano in una certa misura elastici. Ed e' la nostra capacita' di adattamento alle situazioni. Ma per quanto lo stato cuscinetto sia elastico, nel caso in cui venga urtato con troppa forza, non può assorbire e riflettere tutta l'energia. Ecco che entra in campo la seconda base, in cui non c'è nessuno strato soffice, ma solo un muraglione. Ed e' quello che schieriamo quando sentiamo che qualcuno sta ledendo la nostra dignità.
                                              

sabato 1 giugno 2013

Relazioni

   

Relazioni


      Le mie relazioni sono cerchi concentrici intorno a me. Ci sono i cerchi più esterni, che sono abbastanza selettivi.
      Una persona entra nel sistema dei cerchi, anche nel più esterno, solo quando sento sintonia.
     Con il tempo, con la reciproca comprensione di chi si ha di fronte, la sintonia cresce e può spostarsi su livelli più profondi. Con alcune persone cresce più velocemente, con altre meno. Alcuni si fanno strada, nei miei cerchi, e arrivano quasi a toccare il centro. Ma sono pochi, pochissimi.
     Quando con una persona non sento la minima sintonia, e questa mi dimostra di voler entrare e farsi strada nei miei cerchi, io sento un tentativo di intrusione, e chiudo ogni entrata. Quello che mi arriva dopo e' solo l'aggressività della persona che si e' sentita rifiutata. Capita raramente, ma capita, quando il mio spazio vitale non viene rispettato.

mercoledì 29 maggio 2013

Vivere senza alibi


Vivere senza alibi

"Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da' più valore ai problemi che alle soluzioni". E' una citazione di Einstein. Fa il paio con "Il se e' il marchio dei falliti, si diventa grandi nonostante", di Gramellini. 
Entrambe sono frasi che parlano di un alibi. Di chi mette la responsabilità della propria mancata realizzazione all'esterno, nel mondo cattivo, nella realtà che non da' possibilità.   Tutti hanno un alibi, la realtà non fa altro che offrirci alibi. Da quando siamo nati. Uno ha i genitori che lavorano troppo e si sente precocemente abbandonato, uno ha i genitori divorziati, uno rimane orfano, uno ha la madre depressa, uno ha il padre ubriacone, e via dicendo. Ma la lista, più si vive, più si allunga. Tutti hanno un primo alibi che si porta dietro tutti gli altri. Per arrivare alla crisi, alla mancanza di prospettive lavorative, alla mancanza di possibilità, al fatto che siamo in Italia, tutte cose purtroppo reali, ma che vengono USATE come alibi. Usate come alibi perche' e' molto comodo pensare che la responsabilità e' fuori di noi. La mia lista di alibi e' lunghissima, e credo di averne abbastanza.
      Pensarci "vittime" della realtà, incapaci di cambiarla o di trovarne una in cui possiamo esprimerci meglio, pensarci capaci solo di lamentarci dell'ingiustizia del mondo, subendola, e' vivere da falliti. 
Io inizio a essere stufa di sprecare energie per trovare alibi, che sia chiaro, si trovano a ogni angolo di strada, stufa di bollarmi come vittima della crisi e di altre mille condizioni avverse. Bisogna smettere di usare giustificazioni, pensando che non c'è proprio nulla da giustificare. La scuola insegna a giustificarsi, insegna che se e' per un buon motivo, la giustificazione e' valida. Bene, la giustificazione, per me, non deve più esistere. La sostituisco con il concetto di responsabilità personale. La responsabilità di non usare più il periodo ipotetico del terzo tipo, di non usare più il SE, e iniziare a usare il NONOSTANTE.

domenica 19 maggio 2013

Un figlio nasce sempre da una domanda. Quale?


Un figlio nasce sempre da una domanda. Quale?


Ieri con i miei amici si parlava di bambini. Penso che il desiderio di avere un figlio sia il desiderio di conoscere un essere che nasca da te e dalla persona che ami. Di conoscerlo, cioè di scoprire, insieme a lui, chi e'. Quali sono i suoi talenti, qual e' il suo carattere. E di aiutarlo a diventare quello che e', amandolo.
Se in un genitore manca il desiderio di rispondere a questa domanda, rimane solo la seconda domanda: cosa puoi fare tu per rendermi felice? Ma mettere al mondo un figlio per rispondere a questa domanda e' molto pericoloso.
La seconda domanda e' presente sempre, anche in chi desidera rispondere alla prima. Ma e' secondaria. La prima e' la domanda fondamentale, senza la quale si cresce un Non Essere.
Io lo faccio con i miei alunni. Mentre insegno la mia materia, sono sempre curiosa di scoprire chi sono, mi chiedo come posso aiutarli a diventare quello che tutti vogliono diventare, cioè se stessi, e ovviamente questo mi gratifica.
Già, perché pensare che nell'insegnamento non ci sia la benché minima quota di soddisfazione narcisistica, e', per quel che credo, pura utopia. L'importante e' che sia consapevole, bilanciata, in modo da non essere mai una strumentalizzazione e un uso della personalità di chi vuole crescere.

venerdì 17 maggio 2013

Equazione delle relazioni


Equazione delle relazioni


Oggi mi sento matematica...
Ecco La mia equazione delle relazioni:
Relazione = Sintonia • Conflittualità
S, C > 0
S+C=100

Se S>C Ok.
Se S>C, C<10 Ok, pero' che due palle!
Se S>C, 11<C<30, C=Stuzzicamento=gioco= Wow!!

Se C>S, Adios!

domenica 21 aprile 2013

Sforzo o natura?


      Sforzo o natura?

            C'è chi sceglie di sforzarsi sempre, e chi sceglie di seguire la propria natura. Nelle relazioni, nel lavoro, nello studio, nel modo di essere, nel modo di fare. C'è chi vive misurandosi continuamente con quello per cui non e' naturalmente portato, coltiva relazioni sforzandosi di renderle spontanee, e, così facendo, ottiene anche ottimi risultati, seppur basati su uno sforzo continuo.
C'è invece chi preferisce vivere facendo quello che gli viene più congeniale, coltivando e prendendosi cura dei frutti, se buoni, che crescono naturalmente e senza sforzo dal proprio terreno e da quello che hanno in comune con chi li circonda.
E' importante sapere quale tipo di vita si sceglie.

mercoledì 17 aprile 2013

La motivazione. Paura di non essere all'altezza o desiderio di esprimersi?


La motivazione. Paura di non essere all'altezza o desiderio di esprimersi?

Ci sono insegnanti che stimolano gli alunni con la paura di non essere. Non essere adeguati, all'altezza. Ed e' un continuo attingere alle risorse interiori per dimostrare di non essere inadeguati.
Io ho avuto, a scuola, insegnanti così. Per fortuna non nel pianoforte. Insegnanti del genere stimolano un senso di insicurezza perenne, che, per quanto si studi, non può mai essere eliminato. Uno può sapere tutto, avere studiato tutto, e sentirsi sempre insicuro.
La stessa cosa succede suonando. Se uno studia per dimostrare di non essere inadeguato, per combattere l'ansia invece che per dar voce al proprio naturale desiderio di essere e di comunicare, la sensazione sgradevole di non essere mai all'altezza e' assicurata.
Tutto sta nel far leva su un' energia completamente opposta, positiva, basata sull'autostima più che sulla disistima.
Io come insegnante faccio questo, cerco di promuovere una sana autostima, sana nel senso di equilibrata. So bene che il pericolo per me e' di esagerare dall'altra parte.